Nelle prossime settimane il Consiglio Comunale si troverà ad affrontare un passaggio scottante:la proposta dell’istituzione della DAT, ( Dichiarazione Anticipata di Trattamento), quest’ultimo imposto dalla raccolta di firme per una proposta di deliberazione promossa da un Comitato Promotore di iniziativa popolare e il pericolo latente ( e fuorviante) di strumentalizzazioni che non potrebbero che ingenerare confusione e disorientamento nei cittadini. Ne parla Maurizio Dallari, del direttivo PD. “Si sa che da tempo – dice – è in cantiere una proposta di legge in Parlamento che dovrebbe disciplinare questa materia, cioè individuare gli eventuali paletti da imporre alla libera scelta del singolo cittadino di indicare quali terapie accettare o rifiutare in situazioni di malattie o lesioni cerebrali irreversibili e quindi nella incapacità di esprimere, in tali condizioni, la propria volontà. Attorno a questa problematica sono inevitabilmente sorte discussioni e contrapposizioni di carattere etico e fin filosofico, come sempre accade quando etica e norma si intrecciano. E’ qui che occorre stare ben attenti ad inquadrare con precisione quale dovrebbe essere l’oggetto della delibera consigliare. L’oggetto è l’istituzione di un registro. La delibera non entra nel merito del dibattito etico, nel rapporto paziente-medico, medico-legislazione di riferimento, su chi deve avere l’ultima parola, sull’eventuale obbiezione di coscienza del medico ecc.; tutto ciò rimane a monte e non attiene alla decisione consigliare che, rigidamente e inderogabilmente, riguarda l’istituzione di un registro deputato a dare certezza del fatto che un soggetto, ancora in condizione di intendere e di volere, esprima le sue volontà in materia, quale sia questa volontà ed, eventualmente, nomina un delegato ad agire in suo nome (fiduciario ). Fatto salvo che, naturalmente, ognuno può dare il giudizio di merito che crede sull’opportunità o meno di tale registro, deve essere chiaro ai cittadini che tutti i tentativi, da un a parte e dall’altra, di strumentalizzare questo appuntamento sono in realtà tesi ad alimentare lo scontro ideologico su una materia che non può essere certo oggetto di legiferazione da parte di un Consiglio Comunale. Da ultimo una precisazione di fondamentale importanza: il magistero ecclesiale non ha detto una sola parola riguardo l’istituzione di un registro per le DAT, mentre, a pieno titolo, che piaccia o no, entra nel dibattito etico sotteso alla legge nazionale. E a tale riguardo, quando verrà il momento, anche a Sassuolo noi cattolici diremo la nostra.
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