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22 Novembre 2010

Come i sindaci passati vedono il futuro: intervista a Dezio Termanini

Continua la carrellata delle interviste agli ex primi cittadini e la discussione con loro su quello che era la nostra città negli anni in cui hanno governato, dei problemi passati e presenti, tra ciò che hanno fatto ieri e quello che farebbero oggi. Dopo Alcide Vecchi (al governo dal 1970 al 1980), è la volta di Dezio Termanini, sindaco di Sassuolo dal 1980 al 1985 per il PCI, e consigliere comunale per tutti i 10 anni del precedente Governo di Alcide Vecchi, personaggio più volte indicato da Termanini come modello politico da seguire. Alla fine del suo mandato confessa di essersi allontanato dalla vita politica e di essersi principalmente dedicato alla sua libera professione di ingegnere, non senza difficoltà, “perché è stato disarmante – ha commentato – tornare al mondo reale, dopo quegli indimenticabili 5 anni”. Quali sono i principali interventi che ha dovuto affrontare e realizzato al momento del suo mandato? Quelli da affrontare erano i problemi esplosivi ereditati da prima degli anni 70. Durante e dopo la guerra l’Amministrazione era stata ferma per anni e bisognava intervenire per risanare il territorio, garantire scuola, sanità e case a tutti in un momento di intensa immigrazione dal sud, in cui la gente viveva nelle auto o sotto al ponte del Secchia. Occorreva risolvere i problemi metropolitani del Distretto e deviare il traffico al di fuori del centro e via dal punto critico situato tra le due stazioni. In più, si stavano scoprendo gli effetti devastanti, soprattutto sui bambini, dell’avvelenamento da piombo causato dalle tante ceramiche. Rimasi sconvolto quando mi ritrovai tra le mani dati che dicevano che più del 19% degli a alunni delle Bellini aveva un tasso intollerabile di piombo nel sangue. Per cui, organizzammo un convegno nazionale sulle sulla neuropsicologia infantile per informare sugli effetti devastanti sul cervello di quel metallo e su come evitarli, con importanti personaggi della scuola Piaget. Poi ci rimboccammo le maniche e rimettemmo le mani su quel piano regolatore generale del ’36 erroneamente dimenticato, studiammo un piano per l’edilizia popolare e recuperammo la biblioteca, la Paggeria e la Sala Biasin. Mettemmo le basi alla moderna associazione sanitaria locale con un consorzio sanitario e per quanto riguarda le scuole, riorganizzammo i turni e regalammo a Sassuolo le prime scuole superiori. E per spostare il traffico da Sassuolo, cominciammo a disegnare un nuovo asse attrezzato urbano metropolitano, ossia un prototipo della Modena-Sassuolo e trasferimmo le ceramiche lontano dal centro storico. Praticamente tentammo di completare le opere e gli obiettivi dei 10 anni precedenti di esperienza con Vecchi. Ci sono opere fatte in passato che oggi sono ancora fondamentali? Faccio sinceramente fatica a scegliere ma direi che uno delle prime è stata forse far arrivare al punto di maturazione la questione di un nuovo ospedale sostitutivo a quello di allora, poi, come sappiamo, realizzato molto molto tempo dopo. Poi le varie circondariali per allontanare il traffico e il piano edilizio che un po’ risistemava gli errori del passato, e la posizione casuale delle case sul territorio. Ma anche tutti quegli interventi di cui non si potevano godere gli effetti subito ma che in realtà avevano un grosso peso per gli sviluppi futuri della città, come il favorire la produzione del distretto, in particolare quella ceramica. Tanti, per esempio, sono stati i finanziamenti al Centro Ceramico di Bologna, un centro studi per la ricerca di nuovi modelli di produzione che limitassero la diffusione di fumi e metalli pesanti. Quali sarebbero oggi le sue priorità? Io sono molto assente da Sassuolo ultimamente. Comunque, si parla tanto di pedemontana e credo che un nuovo collegamento autostradale sarebbe utile ma credo che sarebbe più utile raddoppiare una delle due ferrovie. La produzione del Distretto è pesante e richiede un sistema analogo al porto di Livorno, coadiuvato dall’alta velocità.

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