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1 Dicembre 2010

Scritto nei sassi: il dialogo con il suolo di Diego Fontana

Presentato ieri sera all’Ex Macello “Scritto nei sassi” il nuovo libro di Diego Fontana. A dialogare con l’autore Stefano Landini famoso disegnatore che ha curato le illustrazioni del testo e il giornalista Francesco Genitoni che ne ha scritto la prefazione. E ad un lato del palco, a scalpellare pietra e rocce, anche Dario Tazzioli, intento in una performance di scultura live. “60 racconti brevi e 10 tavole di disegni a formare un mondo, un mondo dedicato interamente ai sassi che in queste pagine trovano un attimo di meritata giustizia dopo essere stati “calpestati” per anni”. Queste le parole di introduzione di Fontana, che ha poi spiegato come è nata l’originale idea: “L’ispirazione – racconta – mi è venuta ormai un anno fa dopo la mostra dedicata alla chiusura del giornale Sassolino. E mentre scrivevo, quello che è nato tutto come esercizio creativo ha incanalato talmente tanto interesse da trasformarsi spontaneamente in un libro vero e proprio”. “Ma magari ti sei fatto ispirare anche dall’etimologia e dalla storia di Sassuolo, il tuo paese natale, non trovi?” lo ha istigato Genitoni. “Io ho un rapporto faticoso con la mia città – ha risposto Fontana – di amore e d’odio. Però si dice che quando si odia la propria città è perché la si vorrebbe amare di più. I sassi non sono altro che un ragionamento sul suolo che si calpesta, e che ci entra dentro senza che noi ce ne accorgiamo. Sassuolo ce l’ho dentro è inevitabile, ma io ho calpestato suolo e sassi anche di altre parti del mondo; io mi porto dentro esperienze, cultura, letteratura, vita grazie a un percorso che parte da Sassuolo, che ha lì le sue radici ma che ha rami dappertutto”. E la collaborazione con Stefano? “Sono stato io – ha raccontato Landini – a chiedere a Diego di poter partecipare al suo progetto sui sassi. Ho una grande stima di lui e mi intrigava mettermi alla prova con qualcosa di così particolare. E’ infatti stata una bella sfida e mi ci è voluto molto tempo prima di trovare la giusta chiave di lettura, ma alla fine ce l’ho fatta e mi sono uscite queste specie di radiografie fatte ai sassi proprio come quelle fatte in antichità dai medici per studiare il corpo umano. Ma ancora devo capire come fa Diego a far uscire tutta questa poesia da dei sassi, credo che sia questa sua capacità ciò che mi piace di più di lui”. Una componente importante del libro è sicuramente anche la brevità dei racconti, tutti lunghi meno di 1000 battute. “Io ho pochissima pazienza – ha spiegato l’autore – per cui la sintesi è una mia fissazione, credo che sia un elemento che contraddistingue la buona scrittura e una tra le più alte operazioni creative. Ho sempre preferito i racconti ai romanzi, è la bellezza del saper leggere tra le righe”. A sottolineare l’importanza della sintesi e della brevità ieri sera è stato proiettato anche un corto realizzato dai due video maker Marcello Bandierini e Andrea Calderone sulla storia e sulle disavventure di un sasso alle prese con il mondo ostile che non lo capisce ma più che altro che lo ignora. “E’ un peccato – è stato l’unico commento di Tazzioli – le persone non sanno cosa si perdono quando non instaurano il giusto dialogo con i sassi”. Ed è anche quello che si deduce leggendo i 60 racconti di Diego Fontana: i sassi a volte parlano più di quanto si possa pensare.

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