“Ci hanno segnalato che alle scuole Bellini di Sassuolo fanno cantare ai bimbi “Diavolo in me” a Natale. Così non si offendono le altre etnie, che altrimenti non parteciperebbero”. Questo il commento di una giornalista di Radio Bruno sul suo profilo di Facebook a seguito della telefonata in redazione di un genitore arrabbiato. Un commento che ha scatenato un putiferio di risposte “incredule” da parte di tanti altri genitori che si sono sentiti in qualche modo attaccati nelle loro tradizioni natalizie e in parte anche nella loro religione. Tra i post ci si chiede dove sia finito “Jingle Bells” o “Astro del Ciel”, ci si “mette le mani nei capelli”, si parla di “infanzia violata” o addirittura di “integrazione al contrario” e di come “è vergognoso che adesso x non urtare le idee di chi non è cristiano non si fanno problemi a urtare quelle di chi lo è”. La questione è anche stata segnalata dalla stessa giornalista al sindaco e all’assessore Orienti che sono intervenuti nel dibattito rassicurando che “avrebbero verificato la notizia”. Tra gli utenti infatti, nessuno nel trambusto si è preoccupato di contestualizzare o di chiedere spiegazioni alla scuola. “Non è una recita con il Diavolo per protagonista – ha chiarificato Federica Barozzi, una delle maestre delle Bellini – ma si tratta di una antica leggenda russa che parla della continua lotta tra il bene e il male e di come alla fine il male, impersonificato dal diavolo venga ridicolizzato e battuto grazie alla sconfitta delle tentazioni. Il copione è delle edizioni Paoline e nonostante non sia a carattere prettamente religioso ha in se forti componenti cristiane di inno all’amore e alla solidarietà”. “Noi maestre siamo indignate dalla reazione di questi genitori, e ancora non riusciamo a capire il motivo di tanta rabbia. Più che altro ci dispiace perché ci accorgiamo che preferiscono rivolgersi a una radio prima di chiedere chiarimenti a noi. Non c’è in questo alcuna fiducia e nessun tipo di appoggio”.
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