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12 Gennaio 2011

Aimi: “Moschea a Sassuolo? Ci vuole prudenza”

Sulla questione Moschea a Sassuolo è intervenuto anche il Consigliere Regionale del PDL Enrico Aimi. “Moschea a Sassuolo? Fermo restando il principio di libertà religiosa, unanimamente riconosciuto a livello Europeo, ha ragione Caselli. Le moschee non sono solo luogo di culto, ma anche veri e propri centri politici dove hanno sede anche i tribunali coranici. Si deve valutare caso per caso: l’integralismo e l’intolleranza sono altrove. Fermo restando il rispetto del principio di libertà religiosa che condivido senza riserve, non posso non appoggiare pienamente la posizione presa dal Sindaco di Sassuolo Luca Caselli in merito al diniego alla richiesta di costruzione di una nuova moschea avanzata dalla comunità islamica sassolese. Bisogna affrontare questo tema, sempre di strettissima attualità, con la massima attenzione, ma senza dimenticare alcuni aspetti decisivi e fondamentali, a partire dalla rinnovata richiesta di un messaggio forte e netto di condanna verso il massacro di Cristiani avvenuto nei giorni scorsi in Egitto (per mano degli estremisti islamici), da parte di coloro i quali hanno annunciato di voler scendere in piazza sabato prossimo a manifestare. Non si può poi prescindere, soprattutto alla vigilia della manifestazione, da un necessario sforzo culturale che faccia comprendere una presa di posizione che può apparire, se valutata con superficialità, come intransigente. Innanzitutto ci sono troppi equivoci che il termine moschea evoca. Quando si dice che in Italia esistono svariate moschee si sostiene un concetto improprio e tecnicamente sbagliato. Non si tratta infatti di moschee (masjid o jami), bensì di semplici sale di preghiera (musalla), più o meno confortevoli e a volte non in regola con le norme urbanistiche. In realtà le moschee, quelle vere, in Italia, si contano sulle dita di una mano. Intellettuali buonisti, politici di sinistra e anche qualche uomo di chiesa animato da buone intenzioni, affermano che i musulmani hanno diritto a propri luoghi di culto. Queste sono appunto le sale preghiera di cui già dispongono in misura elevata da Bressanone a Capo Pachino. Ma la moschea è qualcosa di diverso, di molto più complesso e non è solo un semplice luogo di culto. E su questo si ingenera la confusione sulla quale poggiano ragionamenti culturalmente errati. La moschea è un centro dove la comunità si raduna per affrontare questioni culturali, sociali e politiche oltre che religiose. Normalmente poi, oltre alla scuola islamica, vi è la sede del tribunale coranico che, come noto, non si occupa solo di questioni religiose. Tutta l’azione dell’Islam politico parte proprio dalla moschea e la sua costruzione è spesso percepita e presentata come una conquista per i musulmani e un segno di cedimento per l’Occidente, tanto più che, secondo il diritto musulmano, il luogo ove questa sorge acquisisce una sua extra – territorialità e diviene per sempre terra islamica. Senza dimenticare un nodo centrale che non possiamo ignorare: l’Islam non ha attraversato nella sua storia, a differenza dell’Europa, né l’Umanesimo né il Rinascimento, dai quali è scaturita per noi la separazione tra potere spirituale e quello temporale; l’Islam non ha questa distinzione e, dunque, chi è fedele ai precetti del Profeta rispetta prima il Corano poi le altre leggi, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di difficoltà ad accettare ordinamenti legislativi diversi, in particolare quelli dello stato ospitante di stampo occidentale. E fin troppo ovvio, a questo punto, che il dibattito deve necessariamente elevarsi e ricomprendere tutte le categorie di pensiero relative alla politica dell’Islam. Questi luoghi non possono trasformarsi in palestre culturali e politiche per diffondere, magari attraverso qualche esaltato, ideologie ultra-fondamentaliste incompatibili con le nostre tradizioni e la nostra storia. A differenza della religione cattolica, l’Islam è ragion di stato, diritto, religione. Dobbiamo, in questa fase, essere molto attenti perché, come le cronache giudiziarie hanno in troppi casi dimostrato, le moschee vengono usate come centri di reclutamento per la jihad, la guerra santa, come avvenuto in Iraq o in Afghanistan. In Europa si sono formati, negli ultimi anni, oltre 200 terroristi tanto che in più occasioni l’America ci ha accusato di esserne diventati una fabbrica. Per i musulmani invece disponibili a riconoscere i valori della società che li ospita, andrebbe esaminato, caso per caso, se il luogo di culto che viene richiesto è un luogo di preghiera o qualcosa di più e di diverso. Oggi come oggi, poi, il problema della politica dell’Islam italiano non può che essere affrontato dallo Stato, a livello nazionale. Quanto a Sassuolo e a tanti altri comuni del nostro territorio evidenziati i rischi, un no preventivo alle moschee si dimostrerà quasi sempre come la scelta più prudente. Con i tempi che corrono meglio sbagliare per eccesso di prudenza che per troppa faciloneria o, peggio ancora, per grassa ignoranza”.

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