La pioggia che si è abbattuta nel pomeriggio di oggi non ha scoraggiato i tanti appassionati di filosofia che per il festival erano convenuti nel centro di Sassuolo e che anno affollato il tendone di piazzale Avanzini per ascoltare la lezione del professor Natalino Irti, giurista, accademico dei Lincei e docente di diritto privato all’ università La Sapienza di Roma. Il titolo della conferenza accoppiava due termini, diritto e natura , che possono apparire diversi e lontani; il diritto è infatti un prodotto dell’ uomo, mentre la natura si autoproduce. Ciononostante il giurista è stato in grado di spiegare, con un discorso storico oltre che filosofico, come questi due mondi abbiano dei punti di incontro dai quali è nata l’ attuale concezione del diritto. La legge è il punto di incontro; esistono infatti leggi naturali e giuridiche, ed entrambe hanno fini regolativi, si propongono cioè di creare un ordine o di regolarlo. Il professore ha quindi spiegato come nella Grecia antica esistesse l’ idea di un principio unificante, comprendente in se le leggi giuridiche e le leggi di natura, adducendo a prova alcuni frammenti del filosofo Eraclito. Non esisteva dunque quel conflitto, che si sviluppò attorno al V sec. a.C., tra le due tipologie di leggi che obbedivano ancora ad un ordine cosmico, idea che è poi ritornata nel pensiero filosofico stoico (logos) e medievale (rivelazione divina). Il conflitto tra legge naturale, autonoma, e legge umana, sentita come convenzionale, e per la cui stipula è quindi necessario presupporre un accordo tra gli uomini è frutto di un irruzione della soggettività che rende il diritto mutabile e discutibile. Ma questa possibilità di mettere in discussione la giustizia del diritto presuppone un criterio di confronto, il quale può essere umano (ideologie politiche, fedi religiose…) oppure naturale e pertanto ritenuto universalmente valido. È su questa presunta universalità che il professore ha indagato filosoficamente, sfruttando anche splendidi passi dello Zibaldone di Leopardi, scoprendo che in realtà anche il diritto naturale è frutto della volontà umana, in quanto la natura per essere compresa necessita di un interpretazione, che è ovviamente soggettiva. Al soggettivismo delle leggi giuridiche corrisponde quindi un soggettivismo anche nell’ interpretazione della natura, necessaria per creare un diritto naturale. L’ idea di diritto naturale, ha spiegato il relatore, si è comunque evoluta nella storia arrivando a fornire le basi del costituzionalismo moderno. L’ idea che gli uomini vivessero in uno stato originario , di natura, e ne siano usciti stipulando un contratto sociale è la base della nascita degli stati moderni; infatti un contratto sociale, cosi come ogni contratto esige un garante, che è lo stato. Il professore ha quindi fatto notare come le dottrine giusnaturalistiche che si proponevano di far valere diritti naturali contro lo stato hanno invece messo lo stato a capo delle società. Oggi però comprendiamo quanto il diritto naturale sia in realtà artificiale, ovvero prodotto dell’uomo. Una constatazione ha concluso la lezione: il superamento dell’ idea di diritto naturale lascia da un lato soli gli uomini, non più protetti in un rigido ordine cosmico, ma, d’ altro canto, consente alla volontà umana di scegliere e di prendere decisioni tanto importanti quanto piene di responsabilità.
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