È stato accolto da un lunghissimo applauso l’arrivo del professore Emanuele Severino che ha tenuto oggi pomeriggio la sua lezione magistrale sotto la tensostruttura allestita in piazzale Avanzini per permettere al Festival Filosofia di proseguire nonostante la pioggia; in tantissimi ad ascoltare le sue parole su “verità a natura umana”. Il professore è andato subito al sodo: “La natura oggi subisce due tipi di violazioni, quella per l’attuale produzione della ricchezza (che porta alla distruzione della terra) e quella che riguarda la violazione delle leggi che regolano la vita dell’uomo. Queste violazioni sono abbastanza recenti, per capire la natura inviolata bisogna fare un passo indietro, ai tempi del mito, alla presenza del pensiero mitico dello smembramento originario del dio e del sacrificio successivo nel quale si cerca di ricostruire la potenza originaria del Dio”. Secondo Severino, l’essere umano è una volontà e vive in quanto organizza il complesso dei fattori per determinare i mondo. “Noi vogliamo trasformare il mondo – ha continuato – ma il nostro essere volontà sbatte contro qualcosa di inflessibile, che poi si ci renderà conto essere la natura. Noi viviamo perché in un qualche modo flettiamo premendovi contro la barriera dell’inflessibile”. A questo punto l’illustre filosofo, passando attraverso l’origine e l’etimologia delle parole ha affrontato il concetto del bisogno di “rafforzare Dio” perché indebolito dalla creazione del mondo. “Il sacrificio si presenta come la condotta morale degli uomini rispetto alla legge divina, il Dio si sgretola, ma il rafforzamento è quello delle leggi da lui costituite; il comportamento etico dell’uomo è il rafforzamento della legislazione di Dio sul mondo. C’è quindi la presenza nell’uomo di una ragione capace di comprendere l’ordinamento inflessibile del mondo; è il pensiero filosofico che svela la legislazione divina. La politica, così come viene intesa dalla tradizione occidentale, è l’adeguazione dello stato alla verità della natura, ad un ordine necessario e non più flesso. L’etica è adeguamento della vita dell’individuo alla legislazione universale”. Etica e politica hanno nel linguaggio evangelico un nome preciso: Cesare. Gesù dice “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. In queste parole è sottointeso che a Cesare (Stato e ragione naturale) non va dato nulla che sia contro il Dio cattolicamente inteso, significa che Cesare deve avere i connotati di quel dio cristiano, ma uno stato cristiano ha una legge solo in quanto la sua violazione implica una sanzione non ultraterrena, ma terrestre. “Questo quadro dell’episteme è andato distrutto dalla storia per motivi che non vedo ancora adeguatamente discussi dalla cultura tradizionale, da quella cristiana.Se prima si pensava conto che solo lo squartamento di Dio rendeva il mondo possibile (quindi il mondo esisteva perché esisteva Dio), ora ci si rende conto che non è più così. Se esistesse un Dio che avesse riempito tutto con la sua legge non ci sarebbe spazio per la dinamicità del volere, per la dinamicità del mondo. Se si coglie la potenza del sottosuolo del pensiero filosofico del nostro tempo allora bisogna dire che Dio è morto perché è morta la verità assoluta della natura intesa come legislazione inflessibile alla quale ci si deve piegare. E allora di fronte alla volontà dell’uomo cade ogni barriera. La civiltà della tecnica che va profilandosi dopo il periodo di crisi del capitalismo riuscirà a dare all’uomo quella quantità di benessere e di felicità, ma sarà priva dell’assicurazione assoluta che la felicità possa essere duratura. Non è solo da guardare negativamente: significa un passaggio verso un senso radicalmente altro della verità e della natura, portandosi verso una dimensione che va oltre l’anima del pianeta. A questo consiste il compito supremo del pensiero”.
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