Al via l’edizione 2011 di Cersaie. E dopo il consueto taglio del nastro, il convegno inaugurale dal titolo “Vivere l’evoluzione del mercato” con la partecipazione di Jacques Attali, economista, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria e Franco Manfredini, presidente di Confindustria Ceramica moderati da Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore e con l’introduzione di Duccio Campagnoli, presidente di BolognaFiere e Vasco Errani, presidente Regione Emilia Romagna. Si è parlato di crisi e di come l’Italia possa trovare le forze e i mezzi per uscirne, in un mondo caratterizzato dalla globalizzazione con l’Unione Europea ed la politica grandi assenti. Da quello che è emerso, uno degli appigli a cui il paese si può aggrappare è appunto il settore manifattiriero e in particolare quello della ceramica. “Siamo un esempio dell’eccellenza – ha dichiarato Manfredini – come leader mondiali nel nostro settore e leader nelle esportazioni e da questa crisi sapremo cogliere le opportunità. Abbiamo sempre dimostrato di essere altamente competitivi a livello internazionale perché abbiamo sempre saputo cogliere i vantaggi dell’ internazionalizzazione”. I dati di queato Cersaie sembrano confermare la ventata di ottimismo del presidente di confindustria ceramica. Tutto esaurito in questa edizione della fiera con 965 espositori di cui 264 stranieri. Ma a spegnere le speranze ci ha pensato Attali con una descrizione piuttosto preoccupante della salute economica italiana. “Dopo la Grecia c’è una fila di possibili fallimemti europei: Spagna, Iralnda, Portogallo. L’Italia viene subito dopo – ha commentato – qui avete un enorme debito pubblico e tante carenze, ad esempio nelle leggi e nel diritto che si traducono nell’inacapacita di implementare misure contro la crisi. Non c’è equilibrio tra ricchezza pubblica e privata. Non c’è una buona gestione governativa e manca la credibilità. Dovete agire immediatamente”. D’accordo con l’economista, Emma Marcegaglia: “Non possiamo continuare a essere lo zimbello d’Europa. Dobbiamo uscire da questo stallo. Anche perché l’Italia è un paese ancora molto forte a livello imprenditoriale: siamo il secondo paese manifatturiero d’europa. Devono arrivare assolutamente aiuti dal Governo. Da lui deve arrivare una manovra che ridia credibilità oppure se ne deve andare a casa”. Diverse le soluzioni ventilate: “Occorre una riforma delle pensioni e una fiscale che abbassi le tasse a lavoratori e imprese per far ripartire l’economia. Bisogna investire in ricerca, innovazione e infrastrutture. O si ha il coraggio di prendere decisioni anche impopolari o il rischio per noi e per l’Europa intera è fortissimo”.
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