Si è aperta ieri, in concomitanza con le Fiere d’Ottobre, la 16a edizione degli “Incontri con l’autore”, la rassegna culturale che da anni porta al teatro Carani nomi noti del giornalismo e della letteratura. Nell’incontro il giornalista del “Giornale”, nonché direttore news del gruppo Mediaset, Mario Giordano, ha presentato il suo libro dal titolo “Sanguisughe”, sul tema delle pensioni d’oro che prosciugano le tasche dei cittadini “normali”. L’iniziativa ha visto presente sul palco il sindaco Cuca Caselli che ha fatto gli onori di casa. Durante la conversazione, ilare e al tempo stesso grottesca, il giornalista ha raccontato alcuni casi di pensioni dorate, senza risparmiare alcuna parte politica. A partire dal pensionato Inps più ricco d’Italia, un ex manager Telecom che percepisce 90246 euro al mese. La maggior parte delle pensioni d’oro è però appannaggio della classe politica. I parlamentari percepiscono, infatti, una rendita vitalizia di almeno 3000 euro, anche se hanno prestato servizio in parlamento per un giorno soltanto, e persino se continuano a lavorare; a ciò si deve poi aggiungere un assegno di solidarietà, che viene concesso a fine mandato, di circa 300000 euro, ovviamente esentasse. Giordano ha poi spigato come molti parlamentari inizino a percepire la pensione a 40 – 45 anni di età, quindi molto prima dei normali cittadini. Anche gli autori delle più note riforme pensionistiche percepiscono pensioni che oscillano tra i 30.000 e i 40.000 euro al mese (è il caso di Lamberto Dini e Giuliano Amato). Inutile ricordare che tutte le proposte di riforma del sistema, o di abolizione del metodo vitalistico sono state respinte dal parlamento all’unanimità e in tempo record. Grottesco è stato poi il racconto del giornalista riguardo la corte costituzionale, dove pare che a pochi mesi dal pensionamento i membri vengano, a turno, eletti presidenti, potendo così godere di maxi pensioni, auto blu e autista a vita. Tirando le somme il giornalista ha fatto notare come il costo dei vitalizi parlamentari per lo stato sia di 204 milioni di euro (di cui solo 15 derivanti dai contributi pensionistici degli onorevoli), ovvero il gettito previsto dal neo-introdotto contributo di solidarietà.
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