“Distretti verso la Green Economy” è il titolo del convegno svoltosi ieri sera, venerdì 7 settembre, nell’ambito del Festival della Green Economy di Distretto, in corso a Fiorano Modenese fino al 9 ottobre. Roberto Fabbri, presidente della Commissione Sicurezza e Ambiente di Confindustria Ceramica, Enrico Magnani assessore ai lavori pubblici del Comune di Casalgrande, Maurizio Torreggiani presidente della Camera di Commercio di Modena e Luciano Consolati della Federazione dei Distretti Italiani, sono stati intervistati dal giornalista Antonio Cianciullo del quotidiano La Repubblica, sul presente della green economy a cavallo tra Reggio e Modena e le prospettive del green per la competizione globale. Cianciullo ha ricordato che il panorama nazionale non è roseo: l’Italia manca all’appello, assieme a Lussemburgo e Austria, nel superamento degli obiettivi di Kyoto: “dunque dalla green economy vista dalla gente a quella vista dal governo corre una bella differenza, vi è un atteggiamento restio che interpreta parte del sottopensiero comune. Tuttavia -ha dichiarato il giornalista- questo territorio che ha sperimentato l’inquinamento degli anni ’70 sulla sua pelle, ha imparato la lezione, non solo attraverso un percorso di disinquinamento obbligatorio, ma ne ha fatto la leva propulsiva di una nuova direzione di marcia, e oggi attraverso lo strumento green si sta difendendo a fronte dell’offensiva dei grandi paesi asiatici e della competizione globale. Ma fino anche punto grazie a ciò che abbiamo accumulato in questo luogo si riesce a stare due passi avanti al competitor?” Per Roberto Fabbri, “se ieri eravamo percepiti come industrie inquinanti, oggi abbiamo acquisito nella mentalità imprenditoriale la qualità, la sicurezza, l’integrazione ambientale: stiamo puntando al circuito chiuso per scarti ceramici (nel 1998, vi era l’88% rifiuti riciclati, oggi il 95%), nei consumi idrici (il 55% delle acque consumate viene riciclato), tendiamo al recupero della materia prima e alla riduzione dell’emissione Co2 e consumiamo metà energia degli anni ’80. Sulla mobilità, stiamo lavorando su un progetto di ottimizzazione del traffico e mobility manager di distretto, car pooling e sharing per ridurre le emissioni inquinanti. Il distretto si è difeso bene, nonostante la concorrenza turca e cinese, e ultimamente sono stati introdotti nuovi standard produttivi: il vetro è ricavato dal trattamento di tv a tubo catodico, abbiamo ideato le piastrelle ceramiche con proprietà antibatteriche inalterate nel tempo; lavoriamo alle piastrelle che produrranno energia fotovoltaica e alle piastrelle sottili dai 2,2 millimetri; dunque io ritengo che il futuro sia in queste nuove tecnologie, con le aziende che stanno innovando ed è questo il motore che porta avanti il distretto. Non bisogna dimenticare infine lo spirito di sacrificio che circola nel nostro ambiente: tanti giovani con la borsa in giro per il mondo vanno a presentare le ceramiche italiane. Non vendiamo solo design e qualità, ma un modo di vivere invidiato nel mondo”. Per Enrico Magnani “ho fiducia in questo distretto ceramico e nelle sue aziende: moltissime hanno investito in nuove tecnologie, nuove applicazioni verso cui la ceramica tende per essere leader a livello mondiale sul prodotto di qualità. Sono soprattutto i paesi scandinavi a essere sensibilissimi sul green, richiedendo la certificazione ambientale sul prodotto e processo. Auspico a tal fine che attori e gruppi industriali si mettano in sintonia per arrivare a definire una certificazione unica e riconoscibile di qualità, che crea possibilità di valore aggiunto per i prodotti del distretto sassolese. Maurizio Torreggiani sottolineando come la comunità europea scelga come protagonisti di riferimento non più i settori, ma ‘i luoghi’ ha tra l’altro affermato: “Nel pieno del distretto della ceramica fare il festival del green è importante, significa che vi è una comunità economica che è sicura di se stessa nel proporsi: economia-ambiente è un binomio recente, su un distretto economico sui generis, che nel tempo si è riuscito ad aggiornare, assumendo abilità del settore meccanico e chimico. Rispetto all’iconografia classica dei distretto, siamo riusciti a trasformare l’ambiente vissuto come vincolo in un’opportunità. Stiamo passando dalla green economy alla green society, con un fattore di competitività ben più ampio. I tecnopoli vedranno un investimento di 20 milioni di euro per sviluppare il problem solving a favore delle imprese: anche questo è un elemento che promuove e aiuta gli sforzi di imprenditori che si stanno danno da fare per rinnovarsi e innovare”. Luciano Consolati ha portato la voce dei distretti italiani che rappresentano una ricchezza riconosciuta a livello internazionale e una risorsa fondamentale dell’economia italiana: “L’impatto del green oggi si articola su tre step principali: prima vi è un adeguamento normativo cogente che costringe le imprese a doversi adeguare, assunto come vincolo e che abbassa concorrenza. In seguito si interviene sull’efficienza del processo produttivo: alcuni distretti lo hanno fatto come elemento di riduzione dei costi di produzione, poi ci sono prodotti più vocati a essere green oppure più differenziabili. Infine anche le economie che vengono recuperate su questo territorio mettono in campo la competizione su livello globale di comunità intere dietro il prodotto. Ciò richiede tuttavia un salto di qualità per le politiche dei distretti, che sono imprese vive e che hanno incessanti dinamicità: di politiche distrettuali ne abbiamo viste poche negli ultimi anni, mentre quando parliamo di politica di comunità il marketing territoriale deve sostenere l’impresa, indirizzare verso segmenti di mercato che sono in grado di pagare questi prodotti “alti”. Ulteriori elementi forti per potenziare i distretti sono le infrastrutture tangibili e la logistica, un problema che appartiene a tutti i distretti, non necessariamente vicini di per sé alle grandi vie di comunicazione. I ritardi di questi anni hanno fatto sì che molte imprese siano concorrenti e concorrenziali fino al loro cancello, ma poi scontino ritardi di infrastrutture materiali e anche informatiche, penso al digital divide. Occorre lavorare anche su questo per promuovere i distretti maturi, tra cui quello ceramico, che fanno dell’esportazione e dell’apertura all’esterno la loro ragione di esistere e fare impresa”. “Imprenditori verso la Green Economy: casi a confronto dentro e fuori i distretti” era questo il titolo della seconda tavola rotonda svoltasi questa mattina sabato 8 ottobre, a Fiorano Modense, in una Green Arena gremita da industriali e privati cittadini, che ha visto come protagonisti alcuni degli imprenditori più rappresentativi della nostra industria ceramica e non solo, moderati da Attilio Geroni del Sole 24 Ore. Sono intervenuti: Emilio Mussini, che con Panaria Group ha introdotto la piastrella antibatterica; Franco Stefani del Gruppo System Photonics, che con Lamina ha inventato la piastrella da soli 3 millimetri di spessore; Franco Manfredini di Casalgrande Padana; Carlo Cottica di Marca Corona e Marco Astori di Bio-On Bio Plastiche per illustrato le loro esperienze, spaziando anche sui concetti di Green Economy e sul modo di comunicarlo al cliente finale. Il concetto di ‘green’, è uscito dal dibattito, non può e non deve essere una moda quanto un concetto da esportare in tutto il mondo come processo virtuoso ma anche economico. Emilio Mussini ha presentato la piastrella antibatterica introducendo il concetto che ne sta alla base e il mercato a cui si rivolge: “Un aspetto richiesto dal pubblico – ha spiegato – era quello di vivere in un ambiente particolarmente protetto dagli agenti batterici: una sensibilità sempre più crescente da parte di tutte le famiglie. Per questo, attraverso una collaborazione con una società americana che opera in diversi settori in tutti il mondo, abbiamo introdotto principi nel processo produttivo per rendere ostile l’ambiente ai batteri. Il batterio, in sostanza, c’è ma trova un ambiente ostile grazie a sostanze a base di argento che gli impediscono di riprodursi”. Emilio Mussini ha voluto sottolineare la collegialità indispensabile nel realizzare una vera Green Economy. “Un aspetto interessante – ha detto – è quello che non si può fare tutto da soli ma è indispensabile confrontarsi ed interagire con altre esperienze. Solo in questo modo si potranno, poi, esportare come pratiche di buona gestione ed innovazioni di processo anche negli stabilimenti all’estero.” Un plauso al Festival della Green Economy è arrivato dal Presidente di System Franco Stefani che, nel suo intervento, non ha solamente sottolineato l’importanza di Lamina nel rispetto dell’ambiente e nei risparmi energetici, ma ha ampliato a 360° il discorso sul rispetto ambientale. “Il Festival della Green Economy – ha affermato – è un grande momento educativo, un inizio importante per il quale ringrazio il comune di Fiorano e gli organizzatori. Con la piastrella sottile abbiamo voluto creare un materiale a basso consumo energetico: attraversare tutta questa mia esperienza che ormai conta 10 anni ha necessitato una grande volontà industriale pari al sacrificio economico ma oggi stiamo ottenendo i primi grandi risultati: alcuni gruppi, come Panaria, si sono accorti del fatto che non è più uno scherzo ma può rappresentare una marcia in più e anche all’ultimo Cersaie si sono viste importanti novità in questo senso. Quando si parla di eco compatibilità ed ambiente – ha aggiunto ampliando il discorso – occorre sapere che si tratta di concetti per paesi ricchi, in grado di offrire alle industrie capitali in anticipo: bisogna quindi stare attenti a non cadere in facili entusiasmi. Per questo il Festival, che io considero un grande laboratorio, rappresenta un valore che nessuno ci può cancellare”. Franco Stefani ha poi voluto annunciare un importante passo avanti fatto proprio dal nostro distretto nel concetto di energie alternative: “Abbiamo sempre cercato di stare un passo avanti, in questo campo: un esempio è l’impianto fotovoltaico di Florim, per ora di un Kw/h ma previsto di due. Si tratta di un esempio, forse unico in Italia ed in Europa, di un’opera capace di coniugare impresa, urbanistica, rispetto per l’ambiente ed il paesaggio”. La green ceramica è stata al centro dell’intervento di Franco Manfredini che non ha voluto soffermarsi sui prodotti di Casalgrande Padana, ma ha inteso ampliare il discorso all’intera industria ceramica del Distretto in qualità di Presidente di Confindustria Ceramica. “Parlare di green economy – ha detto – significa entrare in un concetto molto vasto, qualitativo ma enorme. Sono i piccoli particolari che riempiono questo concetto: venendo a Fiorano questa mattina ho trovato indicazioni particolari per parcheggi, difficilmente si trovano in giro: l’attenzione e la cura a questi particolari significa interesse per questo festival, attenzione e volontà di renderlo importante. Per questo faccio i complimenti a Fiorano ed al suo Sindaco”. “Noi del distretto – è poi entrato sul tema più ampliato – abbiamo veramente creato la green ceramica: c’è quella sottile, quella fotovoltaica, quella che ingloba rifiuti ceramici e di altri settori, i grandi formati, la piastrella sottile. L’impresa responsabile, infatti, deve preoccuparsi innanzitutto di andare bene, per garantire la serenità dei dipendenti, ma anche di migliorare l’ambiente di lavoro attravrrso una grande responsabilità sociale. Responsabilità sociale d’impresa – sostiene Franco Manfredini – che si allarga anche al prodotto, un prodotto che rispetti l’ambiente circostante ancor di più di quanto non faccia la piastrelle in se, che per natura è più amica dell’ambiente di tante altre soluzioni per la pavimentazione ed il rivestimento; noi in questo ci siamo”. Un’esperienza fuori settore ceramico è arrivata da Marco Astori, Presidente di Bio On: “Nel 2001 ho fondato un’azienda per microchip – ha affermato – ma nel 2005 un gestore di un impianto sciistico mi ha chiesto materiale che non fosse carta o plastica. La cosa mi ha talmente incuriosito da spingermi, assieme al mio socio, abbiamo iniziato una ricerca rivolta alla bioplastica. Abbiamo trovato il PHA, un biopolimetro prodotto da batteri che, ingurgitando fonti di carbonio, trasformano una riserva di energia in plastica: da qui abbiamo voluto partire utilizzando le fonti di carbonio che erano già a disposizione qui da noi. In cinque anni – ha proseguito – abbiamo speso oltre 12 milioni di euro e abbiamo trovato una sponda fantastica nei gruppi di agricoltori organizzati che hanno capito subito l’opportunità: ci siamo finanziati vendendo esclusive territoriali subito a persone che credevano in questa ricerca. Grazie alle persone, ancor prima di banche, istituti di credito o menti finanziarie, si può fare tanto nella ricerca. Grazie a loro abbiamo costruito il primo impianto a Bologna, iniziando la parte più concreta dello sviluppo della nostra tecnologia. Abbiamo voluto creare una bio plastica che non utilizzasse solventi chimici, che non utilizzasse prodotti considerati food, che non consumasse più energia degli altri prodotti e fosse assolutamente biodegradabile ma dalla natura, senza l’intervento dell’uomo. Ci siamo riusciti, ottenendo le prime certificazioni di biodegradabilità in acqua di fiume, i batteri mangiano la plastica, nel 2008. Dal prossimo anno saremo i primi, gli unici, ad ottenere la certificazione per la biodegradabilità in Oceano”. Carlo Cottica, in rappresentanza del gruppo Concorde e di Marca Corona in particolare, ha voluto mettere tutti in guardia sul rischio di scadere nella “moda”: “Il nostro è un settore virtuoso – ha affermato – ma una parte importante della green economy è composta da costi che si auto finanziano: è quindi una questione di attenzione da parte delle imprese e degli imprenditori. Si può trovare un aiuto nel vendere il concetto della green economy in quelle parti del mondo in cui la ceramica è già presente, ma non può pretendere che le pratiche virtuose ci aiutino ad aprire altri mercati tipo quello cinese o quello indiano. Nord America ed Europa, però sono molto sensibili perché il concetto di ecosostenibilità sta sempre più diventando un valore”. “Non bisogna, però – ha ammonito – cavalcare la ‘moda’ del verde, vendendo per verdi prodotti e processi che non lo sono o che lo sono solamente in parte perché si tratta di un modo di fare che alla fine è controproducente, ma non solo per la singola azienda quanto per tutto il sistema. Penso ad esempio al settore alimentare: tutti noi vogliamo dare ai nostri figli prodotti sani e, quando possiamo, puntiamo al biologico che è quel settore che sta tenendo in piedi l’agricoltura italiana in confronto con il resto del mondo, anche se costa un po’ di più. Per fortuna, o per sfortuna, non andiamo a leggere bene le etichette, perché in alcuni di quei prodotti cosiddetti biologici ci sono elementi che biologici non sono: il rischio è quello di una sorta di crisi di rigetto e quindi abbandono del mercato, a causa di pochi”. Carlo Cottica è poi entrato nel dettaglio presentando il prodotto di Marca Corona, il marmo ecologico: “Abbiamo affrontato il problema di ridurre la quantità di materie prime pregiate presenti nel corpo della piastrella: il marmo ecologico utilizza una parte dei tubi catodici o di monitor di televisioni o computer, vengono utilizzati al 20% nell’impasto ottenendo risultati anche migliori che quelli ottenuti utilizzando pietre naturali. Con tre vantaggi, togliamo dalle discariche prodotti certamente non biodegradabili, ci avviciniamo al concetto di chilometri zero e non andiamo ad aprire nuove cave in giro per il mondo per estrarre materie prime”.
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