“Da motociclista “dentro” ho assistito a quello spettacolo della moto gp dove un giovane romagnolo di 24 anni non è riuscito a vincere la gara della sua vita ed ha perso la sua. Scrivo queste mie parole per esprimere il mio semplice pensiero sulla tragedia di Marco Simoncelli. Io sono un fortunato che ho potuto mettere a frutto la stessa passione e trasmetterla ad altri. E così stava facendo anche, come diciamo noi a Sassuolo, “càl mat con clà caviera rumagnol”, di Marco Simoncelli. Era diventato anche campione del mondo nel 2008 con la allora classe 250cc che più gli era congeniata rispetto a quella 125cc che gli stava stretta per peso e statura.Io ho l’onore di averlo incontrato appena campione all’assemblea nazionale della Fmi che in quell’anno si tenne a Roma. E già lì ci facemmo un’idea di come fosse fatto. Un comunicatore con un carattere generoso e buono, educato e sincero, anche se a volte gli scappavano le solite colorite parole che fanno parte della nostra gente genuina. Con questi ricordi provo solo a descrivere il dolore provato in diretta. Mi ricordo bene l’altro incidente, sempre in moto velocità, dalle stesse coincidenze, che accadde ad Uncini, quando la moto e il pilota che lo seguiva gli colpì il casco. Fu drammatico ma poi dopo tanto ci saltò fuori. E da allora tanti sono state le cadute drammatiche che purtroppo non si sono risolte al meglio e che mi hanno colpito. Purtroppo oggi sono a scrivere di questa che mi ha profondamente addolorato. Chi era Marco Simoncelli ? Dal mio punto di vista era quel giovane che aveva raggiunto il primo obbiettivo, ovvero fare quello che più gli piaceva, con una aspettativa di un futuro glorioso che si stava avverando. Il tutto come ci hanno raccontato con molta umiltà, come i veri campioni che ho anche avuto la fortuna di conoscere in tante discipline di questo motociclismo. Il mio pensiero è rivolto allo strazio che subiranno i suoi cari. Si ho visto il padre Paolo che scuoteva la testa e questo è stato il primo segnale che le cose si stavano mettendo in modo tragico, che nel frattempo avevo già intuito da quel annullamento di gara fatto dagli organizzatori. Poi al comunicato ufficiale trasmesso da quel suo “fratello maggiore”, a quel giornalista di Italia Uno, dal nome Paolo come il padre; ho capito che era finita e poi mia moglie veramente atea dello sport, ma che aveva visto con me questo gigante buono a Roma e si era avvicinata alla moto gp giusto per lui, si è messa a piangere. Da qui ho realizzato che a Sepang in quella Malesya, dove aveva vinto l’iride, ieri abbiamo perso una grande persona, un comunicatore e forse il nuovo Valentino. Ciao Marco ora sono sicuro che da lassù ti divertirai anche senza sponsor, o moto ufficiali, immaginandoti a fare le corse con i tanti campioni che ci hanno lasciato da quel Pasolini al più recente Tomizawa, quel giapponesino che da un nostro fioranese era aiutato. E vorrei proporre, anche se è presto, un “Simoncelli day” da tenersi nella terza domenica di ottobre, un giorno di festa per il motociclismo e per lo sport per ricordare un “Campione” genuino, tanto amato da tutti, proprio come quel “Campione” sulle quattro ruote che rispondeva al nome di Gilles Villeneve”.
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