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5 Novembre 2011

Nuova Tac all’ospedale: decisiva una donazione

Una TAC di ultima generazione è stata acquistata dall’ospedale (il costo finale dell’impianto si aggira sui 470mila euro) anche grazie ad una donazione di 100mila euro, elargita dagli eredi di Emilio Storti, ex dirigente di uno dei gruppi ceramici più importanti del comprensorio sassolese che ha voluto devolvere parte della sua eredità dove è stato curato, per permettere alla struttura sanitaria di dotarsi di strumenti di ultima generazione nelle cure oncologiche. Di fronte a diverse decine di persone che con la loro presenza hanno voluto evidenziare l’importanza della cerimonia e la riconoscenza nei confronti del donatore Emilio Storti e della sua famiglia, si è tenuta l’inaugurazione ufficiale della nuova macchina. Tra i presenti i vertici dell’ospedale, il direttore generale dell’Azienda Usl Giuseppe Caroli, il sindaco di Sassuolo, Luca Caselli, diversi sindaci del Distretto (Palagano; Frassinoro, Maranello, Formigine, Fiorano), rappresentanti delle associazioni – la Casa della Carità, Spes, la Fondazione Casa Regina della Famiglia e l’Onlus ‘Per Vincere Domani’ – che, insieme all’ospedale, sono state nominate beneficiarie nel testamento di Emilio Storti, Aldo Burani, responsabile dell’Unità Operativa di Radiodiagnostica e il dottor Giovanni Partesotti del Day Hospital Oncologico. Bruno Zanaroli e Anselmo Campagna, rispettivamente direttore generale e sanitario della struttura sanitaria hanno da parte loro sottolineato come la nuova attrezzatura vada ad arricchire in modo importante la dotazione dell’ospedale e, contestualmente, consenta di aumentare ulteriormente l’attenzione verso un impiego sempre più oculato ed attento dell’energia. Il direttore generale dell’Azienda USL di Modena, Giuseppe Caroli ha da parte sua sottolineato come ancora una volta il nostro territorio sappia esprimere virtuose collaborazione con il mondo del volontariato; collaborazioni straordinariamente preziose, prima di tutto dal punto di vista umano e che, inoltre, aiutano la comunità a mantenere alto il livello dell’offerta di assistenza, soprattutto in momenti in cui le risorse sono più limitate

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