Trasferta a Bruxelles per la ceramica italiana. Oggi e domani i vertici di Confindustria Ceramica e i rappresentanti delle principali aziende del settore incontreranno i principali decisori delle istituzioni europee per chiedere interventi volti ad evitare una crisi sistemica nel giro di pochi anni.
Per i rappresentanti della ceramica italiana l’attuale configurazione delle politiche climatiche e l’esplosione dei costi ETS stanno facendo perdere al settore competitività, capacità di investimento e prospettive occupazionali. La richiesta è quella di una revisione immediata di norme, scadenze e strumenti europei. La delegazione, accompagnata dal presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e dal delegato di Confindustria per l’energia Aurelio Regina, incontra Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, e rappresentanti di primo piano delle istituzioni UE.
Il nodo del sistema ETS
Al centro delle richieste avanzate dall’industria ceramica italiana c’è la revisione del Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (ETS).
“Il sistema ETS – dichiara Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica – è diventato di fatto una Carbon Tax che soffoca la nostra capacità di investire: in un solo anno, gli investimenti del settore si sono ridotti del 20%, un calo di 80 milioni di euro che equivale ai costi ETS pagati dalle nostre imprese, mettendo a repentaglio competitività e posti di lavoro. Senza correttivi immediati l’Europa finirà per premiare chi inquina fuori dai suoi confini e penalizzare chi, come noi, investe davvero nell’ambiente”.
Anche Graziano Verdi, presidente della federazione europea CET, chiede misure correttive: “Non chiediamo privilegi, ma regole eque e di buon senso quali una corretta applicazione delle compensazioni già previste, la sospensione dei meccanismi di riduzione delle quote assegnate, un CBAM realmente efficace nel tutelare i nostri prodotti sia sul mercato comunitario che extra UE e l’estensione delle misure equivalenti per le imprese più piccole. Se non agiamo ora, la transizione diventerà un boomerang industriale e sociale di proporzioni enormi”.
Per Aurelio Regina, delegato di Confindustria per l’energia, le istituzioni europee “devono immediatamente sospendere il sistema ETS fino ad almeno il 2030, rivedendone profondamente le modalità di funzionamento, attraverso l’esclusione della produzione termoelettrica e l’inserimento di strumenti in grado di ridimensionare i costi della CO2”.