Confindustria Ceramica commenta con favore la proposta di aumento dei dazi antidumping Ue sulle stoviglie cinesi. L’associazione in una nota ricorda che il dumping cinese è stato comprovato dalla stessa Commissione europea nel 2012-2013 e confermato da ulteriori azioni nel 2019 e nel 2025. Nel 2019, l’Ue aveva anche scoperto tentativi di elusione dei dazi attraverso società cinesi che riorientavano le esportazioni attraverso altri paesi. “Il reiterarsi di pratiche commerciali distorsive – scrive Confindustria Ceramica in una nota – ha creato, nel tempo, danni economici strutturali all’industria europea della stoviglieria di ceramica e porcellana – che nel continente conta 25.000 addetti – nonostante l’imposizione di dazi ricompresi tra il 13,1% ed il 36,1%”.
Un’indagine del 2025 si è conclusa con la proposta da parte della Commissione europea di applicare un dazio pari al 79%. “Non fermare il dumping economico, ambientale e sociale cinese significa favorire un modello di business fondato sull’importazione di prodotti venduti a prezzi incompatibili con qualunque costo industriale europeo”, ha aggiunto Confindustria Ceramica.
Per l’associazione il nuovo dazio proposto dalla Commissione tutela le imprese produttrici di stoviglieria. “L’azione – si legge ancora nella nota di Confindustria Ceramica – è stata supportata anche dal comparto della ceramica artistica e dall’intera filiera industriale di riferimento, che include produttori di design e pigmenti ceramici, fornitori di lavorazioni speciali ad elevata tecnologia, fornitori di metalli preziosi utilizzati per decorazioni e finiture, nonché torrefattori di rilievo a livello europeo, per i quali la tenuta della filiera e la qualità del prodotto costituiscono elementi strategici. Queste realtà nel complesso rappresentano 5.000 addetti”.