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13/02/2026 12:00

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5 Febbraio 2026

Sassuolo vieta fiamme libere e articoli pirotecnici all’interno dei pubblici esercizi: il Consiglio vota all’unanimità

Articoli pirotecnici

Il Consiglio comunale di Sassuolo ha approvato l’integrazione al regolamento di Polizia urbana, introducendo l’articolo 46-bis che vieta l’utilizzo di fiamme libere e articoli pirotecnici all’interno di pubblici esercizi, locali pubblici, circoli e strutture ricettive con somministrazione. Una modifica motivata dall’esigenza di rafforzare la sicurezza nei locali al chiuso, anche alla luce di recenti fatti di cronaca.

Niente articoli pirotecnici nei locali pubblici: sanzioni da 80 a 480 euro

Illustrando il provvedimento, il comandante della Polizia locale ha spiegato che la norma nasce “al fine di tutelare l’incolumità pubblica e salvaguardare il patrimonio pubblico e privato”, vietando “l’utilizzo di articoli pirotecnici di qualsiasi categoria e l’accensione di fiamme all’interno di tutti i pubblici esercizi, locali di pubblico spettacolo, circoli privati e strutture che svolgono attività di somministrazione”. Sono previste alcune esclusioni, come “gli articoli di modesta portata utilizzati per il festeggiamento di ricorrenze, ad esempio le candeline sulle torte, se usate in condizioni di sicurezza”, oltre alle attrezzature professionali conformi alla normativa antincendio. Le sanzioni vanno da 80 a 480 euro, con pagamento in misura ridotta pari a 160 euro.

Il sindaco Matteo Mesini ha ringraziato gli uffici e le forze dell’ordine, sottolineando che “quando succedono determinati fatti non ci si può voltare dall’altra parte, ignorare o tergiversare”, ribadendo l’attenzione dell’amministrazione sulle condizioni di sicurezza dei locali e annunciando ulteriori iniziative e controlli.

Arriva l’ok della minoranza, ma Caselli sottolinea i vizi nella scrittura: “Normativa troppo poco astratta”

Pur annunciando voto favorevole, il consigliere di Fratelli d’Italia Luca Caselli ha espresso diverse perplessità sulla scrittura della normativa: “Capisco la necessità di normare queste situazioni, ma quando si scrivono le norme bisognerebbe farlo in maniera un pochino più tecnica”.

Caselli parte da un principio generale: “La norma, in generale, deve avere un significato ed essere scritta in modo da potersi adattare a un numero di casi diverso”. A suo avviso il testo non rispetta questo criterio, risultando poco chiaro già nell’ambito di applicazione, dove “all’interno è tutto un po’ divertimento e tutto un po’ spettacolo”, mescolando locali pubblici, circoli privati e strutture di somministrazione, con possibili problemi interpretativi.

Critica poi l’espressione “articoli di modesta entità”, definita “qualcosa di assurdo in italiano”: sarebbe più corretto parlare di “modesta portata”, mentre il termine “entità” non chiarisce nulla dal punto di vista giuridico. Contestato anche l’uso di parentesi ed esempi: “Ma dov’è che il diritto muore? Quando parli con le parentesi”, perché gli elenchi “a titolo esemplificativo” rischiano di lasciare fuori “un numero illimitato di casi”, anche futuri, come “una nuova candellina”.

Caselli segnala inoltre una collocazione normativa poco chiara, inserita in una sezione sul commercio pur richiamando temi come l’incendio, ricordando che “questa è una norma regolamentare” e dovrebbe quindi essere più astratta e precisa. Infine giudica “quasi ironica” l’esclusione esplicita di fornelli e attrezzature dei ristoranti: “Secondo me non c’era neanche bisogno di scriverla”.

Vandelli (Lega) rivendica la paternità della proposta: “Noi i primi a proporre il divieto”

Parallelamente è stato discusso e approvato anche l’ordine del giorno presentato dai consiglieri Davide Capezzera (Forza Italia) e Giuseppe Vandelli (Lega), che rivendicano di essere stati i primi a sollevare il tema. Vandelli ha ricordato che “eventi tragici verificatisi in contesti chiusi hanno dimostrato come l’utilizzo di dispositivi pirotecnici e scenografici possa comportare gravi pericoli per la sicurezza delle persone”, sottolineando che l’atto è stato mantenuto “per conservare la titolarità della proposta presentata in primo luogo da me e dal consigliere Capezzera e per dare un segnale politico di ulteriore approvazione”. In effetti Capezzera e Vandelli erano stati i primi a proporre un divieto del genere.

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