Si è svolto oggi al Parlamento europeo di Bruxelles l’evento “Future of European Ceramics”, promosso da Regione Emilia-Romagna e la Comunità Valenciana per discutere il futuro del settore tra transizione ecologica e competitività industriale. Tra i protagonisti anche il sindaco, Matteo Mesini, intervenuto nella sessione dedicata alle prospettive locali insieme ad amministratori italiani e spagnoli dei principali territori ceramici.
Al centro della giornata, la firma di una dichiarazione congiunta tra le due regioni, che rappresentano circa l’80% della produzione europea di piastrelle e danno lavoro a decine di migliaia di persone tra occupati diretti e indotto: nelle province di Modena e Reggio Emilia, ad esempio, un lavoratore manifatturiero su tredici è impiegato nel settore ceramico. La dichiarazione avanza richieste politiche precise all’UE: sospensione immediata dell’ETS per la ceramica, congelamento delle allocazioni gratuite, definizione di un benchmark specifico per il settore e l’avvio di un programma europeo di ricerca dedicato — finora mai esistito.
L’appello di Mesini: “Serve sospensione ETS. Senza industria non c’è né welfare né futuro”
“Sono tornato a Bruxelles perché la situazione non è migliorata”, ha spiegato il sindaco Matteo Mesini aprendo il suo intervento. “Le imprese non sanno quante quote ETS avranno nel 2026. Non possono pianificare, assumere o innovare. Un sistema nato per sostenere la transizione sta invece paralizzando chi ha già investito più di chiunque altro in efficienza e sostenibilità.”
Mesini ha evidenziato il paradosso che domina il dibattito: le aziende ceramiche europee sono tra le più sostenibili al mondo, ma continuano a pagare una carbon tax che i concorrenti cinesi e indiani non conoscono. “Non chiediamo di inquinare di più – ha sottolineato – ma tecnologie alternative che oggi semplicemente non esistono su scala industriale.”
Rivolgendosi agli eurodeputati dei gruppi S&D, Renew Europe, EPP ed ECR e alla Commissione Europea, rappresentata da Beatriz Yordi, Direttrice della DG CLIMA.B, il sindaco ha chiesto un segnale politico concreto: “Portate avanti questa dichiarazione, non come documento di lobby, ma come testimonianza che i territori produttivi d’Europa stanno cedendo sotto una pressione normativa mai calibrata sulla realtà industriale. Dietro ogni fabbrica ci sono salari. Dietro ogni salario, una famiglia. Dietro ogni famiglia, welfare, scuole, coesione sociale. Senza industria non c’è welfare. Senza welfare non c’è Europa. Senza Europa non c’è un futuro che valga la pena costruire.”