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23/04/2026 01:40

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2 Aprile 2026

Distretto ceramico e Transizione 5.0, Simeone (PD) duro sulla gestione del ministro Urso: “Colpisce uno dei poli manifatturieri più importanti d’Europa”

Simeone

Nuove polemiche sulla gestione della Transizione 5.0, il piano previsto dal PNRR per sostenere la transizione energetica e digitale delle imprese. A intervenire è Filippo Simeone, coordinatore del Partito Democratico per il Distretto Ceramico, che critica le recenti modifiche decise dal Governo.

Di che cosa si parla?

“Altro che politica industriale: quello a cui stiamo assistendo è un caos totale, gestito sulla pelle delle imprese”, afferma Simeone. La misura, inserita nel Piano nazionale di ripresa e resilienza nell’ambito della Missione REPowerEU e attuata con il decreto-legge n. 19/2024, prevedeva inizialmente una dotazione di 6,3 miliardi di euro. Le risorse disponibili sono poi scese a circa 2,5 miliardi, anche a seguito della chiusura anticipata delle prenotazioni da parte delle imprese. “Negli ultimi giorni – prosegue Simeone – si è registrata un’ulteriore revisione: nel giro di poche ore si è passati da un’ipotesi di riduzione delle risorse — da 1,3 miliardi a circa 500 milioni — a un nuovo aumento fino a 1,5 miliardi, lasciando nel frattempo oltre 7.400 di imprese nell’incertezza dopo aver già effettuato investimenti.”

Simeone attacca il ministro Urso: “Dietrofront inaccettabile”

L’esponente della minoranza al Governo critica direttamente il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “Il Ministro Urso cambia linea dopo le pressioni: prima le legittime proteste di Confindustria, poi le indiscrezioni su un possibile rimpasto di governo che lo avrebbero visto escluso. E allora ecco il dietrofront. Ma si può davvero gestire la politica industriale di un Paese manifatturiero in questo modo?”. Nel suo intervento, l’esponente dem sottolinea le possibili ricadute sul territorio, vista l’importanza del distretto: “uno dei principali poli manifatturieri d’Europa”. Il rischio è quello di colpire “migliaia di lavoratori e una filiera che coinvolge centinaia di imprese.”

“Manca un piano industriale del Governo…”

Più in generale, Simeone contesta l’assenza di una strategia industriale complessiva da parte del Governo sui settori energivori e sulla transizione produttiva. La chiusura è netta: “Un Paese manifatturiero non può permettersi di trattare le imprese in questo modo. Perché quando si rompe la fiducia tra Stato e sistema produttivo, si rompe qualcosa di molto più profondo: la capacità stessa di crescere”.

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