In occasione dell’81° anniversario delle Liberazione, a Sassuolo saranno posate le prime due pietre d’inciampo in città. I simboli troveranno spazio in viale Cesare Battisti 12 e in via Menotti 53 ricordando rispettivamente Amilcare Bolzoni (in foto a sinistra) e Guglielmo Venturini (in foto a destra), sassolesi deportati durante la Seconda guerra mondiale. Le pietre d’inciampo saranno posate mercoledì 22 aprile alle 10 e alla cerimonia parteciperanno un’ottantina di studenti, tra alunni dell’istituto Volta che hanno preso parte al “Viaggio della Memoria”, due classi del liceo Formiggini che hanno attivamente contribuito alla ricerca storica ed una classe terza della scuola media Leonardo da Vinci.
“Iniziamo un percorso di memoria attiva che vedrà la nostra città accogliere i primi simboli tangibili di un ricordo che non può e non deve sbiadire – afferma l’assessore alla cultura, Federico Ferrari -.: con l’inaugurazione delle prime due pietre d’inciampo, Sassuolo rende omaggio ai suoi cittadini deportati, trasformando il selciato urbano in un monito costante contro l’indifferenza”.
Amilcare Bolzoni e Guglielmo Venturini
Amilcare Bolzoni nasce a Sassuolo il 16 novembre 1916, figlio di Alberto e Ida Giuliani. Nel dicembre del 1940 sbarca a Durazzo per prendere parte ai combattimenti del fronte greco-albanese ma la permanenza risulta assai breve poiché già nel febbraio ‘41 si trova ospedalizzato a Valona e viene rimpatriato per motivi di salute. Dopo un temporaneo congedo, è nuovamente chiamato alle armi, con il 23° Reggimento Fanteria, nel luglio 1942. Con questa unità, peraltro al comando del Col. Fulvio Ciancabilla, eroe modenese della Grande Guerra, fu chiamato ad operare in territorio Jugoslavo. In seguito alla dichiarazione d’Armistizio tutto il reggimento viene catturato dalle forze armate tedesche. Amilcare segue la sorte di altri 650.000 connazionali e diviene Internato Militare. Da questa prigionia non tornerà mai più.
Guglielmo Venturini nasce a Sassuolo il 14 gennaio 1923, figlio di Giovanni e Norma Incerti. La sua classe di leva è una delle ultime ad essere richiamate. Guglielmo viene chiamato a servire con la Guardia alla Frontiera, XXVI Settore di Copertura, nel reparto Arditi, al comando del Ten. Francesco La Scala. La Guardia alla Frontiera era un corpo del Regio Esercito che aveva la funzione di presidiare le fortificazioni confinarie. In questo caso, nell’odierna Slovenia, a Villa del Nevoso (oggi Bisterza). In questa località fu catturato, a seguito dell’Armistizio. Con il numero di matricola 65551 viene rinchiuso in Germania negli Stalag VI / C / D / J. Ammalatosi gravemente di tubercolosi, spira tra le braccia dell’amico Bertoli Alete il 21 giugno 1944. Solo pochi giorni prima aveva, per l’ennesima volta, con poche righe, rassicurato papà Giovanni e mamma Norma delle sue buone condizioni di salute.