“Il grido d’allarme lanciato oggi (ieri, ndr) a Genova dal Presidente di Confindustria Emanuele Orsini sul futuro della manifattura europea è purtroppo aderente alla realtà e riflette una situazione paradossale per le nostre imprese”. Così il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi (in foto) commenta l’intervento di Emanuele Orsini.
Ieri a margine del convegno “Genova e Liguria capitali dell’economia del mare 2026”, il presidente di Confindustria, Orsini ha criticato la guida politica europea. “È logico che se il conflitto continua diventa un problema, cominciamo ad avere problemi a reperire prodotti sugli scaffali in Sicilia e con i voli aerei. Così fare impresa è veramente complicato – ha detto Orsini, come riporta Il Sole 24 Ore -. Mi meraviglio che l’Europa non stia vedendo questa cosa e non abbia pronte misure, che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico. Ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1.16, questa miopia mi spaventa, forse dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa”.
Ciarrocchi ha posto l’accento sulle difficoltà per il comparto ceramico: “Il nostro settore, quello della ceramica, è forse l’emblema più nitido di questa contraddizione: leader mondiale per estetica, innovazione tecnologica e sostenibilità, eppure oggi messo all’angolo da un percorso che sembra ignorare la realtà e si concentra ossessivamente solo sulle emissioni di CO₂ che, se noi chiudiamo, peraltro aumenterebbero con le importazioni da India, Cina ed altri paesi extra UE”.
Per il presidente di Confindustria Ceramica attualmente le soluzioni tecnologiche e i vettori energetici disponibili non permettono di seguire il sentiero di decarbonizzazione così come è stato immaginato da Bruxelles. “Comprendo che per alcuni Paesi europei la ceramica possa sembrare un settore marginale – aggiunge Ciarrocchi -. Ma non posso accettare l’idea di un’Europa che, per inseguire un ideale senza strumenti, rinuncia a pezzi fondamentali della propria identità industriale, senza una visione d’insieme, proseguendo nel fissare benchmark impossibili e ignorando le turbolenze geopolitiche ed energetiche attuali”.