Il Comune di Sassuolo si impegna nella difesa del “Made in Italy”. La giunta comunale sassolese ha approvato un atto di indirizzo per chiedere una revisione dell’attuale disciplina dell’origine doganale dei prodotti. Secondo il Codice Doganale dell’Unione Europea, infatti, un bene può fregiarsi dell’origine di un Paese se in esso avviene l’ultima trasformazione sostanziale, anche se le materie prime provengono dall’altra parte del mondo.
“Una sorta di nazionalità economica che non coincide con la reale provenienza geografica degli ingredienti, e che mette a rischio la reputazione e il valore della nostra filiera agroalimentare– afferma il sindaco Matteo Mesini -. Chiediamo che i prodotti agricoli ed alimentari siano esclusi da queste norme doganali e che venga adottato come unico criterio il luogo di provenienza effettivo, per garantire trasparenza e rispetto verso chi acquista”.
L’atto d’indirizzo si concentra sul comparto alimentare, ma il sindaco sottolinea come anche il settore ceramico soffra a causa di contraffazione e norme doganali permissive: “Troppo spesso – prosegue Mesini – piastrelle prodotte in Paesi con standard ambientali e lavorativi minimi vengono importate e “finite” con piccoli interventi estetici o semplice inscatolamento in Italia, usurpandone il marchio di origine. Senza dimenticare la pura “contraffazione” che, soprattutto proveniente dall’oriente, spaccia nei mercati mondiali piastrelle a cui viene dato il nome di una città o di un chiaro riferimento italiano ma che, del nostro paese, hanno solamente quello. Per un distretto come quello di Sassuolo, il “Made in” non è un semplice vezzo di marketing, ma la firma di un intero ecosistema che unisce innovazione tecnologica, design e sostenibilità. Difendere l’origine significa difendere il lavoro delle imprese locali contro una concorrenza sleale che sfrutta le pieghe del diritto internazionale per vendere prodotti stranieri come eccellenze italiane”.
L’amministrazione comunale di Sassuolo si impegna ad attivarsi presso l’ANCI, la Regione ed i parlamentari europei per promuovere una revisione dell’articolo 60 del Regolamento (UE) n. 952/2013.