Confindustria Ceramica e i sindacati sono compatti nella richiesta di rivedere i nuovi parametri di riferimento (benchmark) proposti dalla Commissione europea nell’ambito del sistema ETS per il periodo 2026-2030. Nuovi parametri che – per l’associazione e Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil – rischiano di infliggere danni alle imprese e di mettere a rischio migliaia di posti di lavoro. “Nel contesto della consultazione pubblica avviata dalla Commissione sui nuovi benchmark – si legge in una nota congiunta – e nella prospettiva della prossima necessaria revisione della direttiva ETS, le organizzazioni, evidenziano la distanza dei valori proposti dalla realtà industriale del settore e dalle possibilità tecnologiche effettivamente disponibili per le imprese”.
Nel sistema europeo dell’Emission Trading System (ETS) i benchmark sono utilizzati per l’assegnazione di quote di emissione gratuite alle imprese. “La loro riduzione – spiegano ancora in una nota i sindacati e Confindustria Ceramica – determina direttamente un aumento delle quote da acquistare, su un mercato fortemente esposto alla speculazione finanziaria, con insostenibili aumenti di costi per tutto il settore ceramico”. Sempre secondo sindacati e Confindustria Ceramica, i nuovi benchmark farebbero lievitare i costi diretti ETS da circa 70 a 120 milioni di euro annui, senza corrispondenti benefici in termini di riduzione delle emissioni.
La richiesta alla Commissione da parte di Confindustria Ceramica e sindacati è di mantenere i valori attuali dei benchmark in attesa che si avvii l’iter (programmato per la prossima estate) per una revisione complessiva del sistema ETS.