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20/07/2026 00:29

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ETS, i sindaci dell’Unione del Distretto Ceramico scrivono alla Commissione europea

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L’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico ha trasmesso alla Commissione europea le proprie osservazioni nell’ambito della consultazione pubblica sulla revisione dei parametri di riferimento ETS per il periodo 2026-2030.

“Le nostre comunità condividono pienamente gli obiettivi della transizione climatica e della decarbonizzazione industriale – dichiarano i sindaci -. Proprio per questo riteniamo che le politiche europee debbano essere costruite sulla base delle tecnologie realmente disponibili e delle condizioni concrete in cui operano i settori produttivi. La sostenibilità ambientale deve procedere insieme alla sostenibilità economica e sociale”.

Nel documento inviato a Bruxelles, dall’Unione dei Comuni sottolineano che oggi ci sono limiti tecnologici oggettivi nei processi produttivi ad alta temperatura. “Soluzioni alternative al gas naturale rappresentano prospettive importanti – si legge in una nota dell’Unione -, ma non risultano ancora diffuse e applicabili su larga scala”. Secondo i sindaci, una riduzione dei benchmark non coerente con l’effettiva maturità tecnologica potrebbe ridurre la capacità di investimento delle imprese, rallentare l’innovazione e aumentare il rischio di delocalizzazione verso Paesi caratterizzati da standard ambientali inferiori, senza determinare benefici concreti sul piano delle emissioni globali.

“La nostra preoccupazione – si legge ancora nella nota dell’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico – riguarda il futuro delle comunità che amministriamo. Quando si parla di ETS non si parla soltanto di parametri tecnici o di costi industriali: si parla di lavoro, di famiglie, di competenze professionali, di attrattività dei territori e della capacità dell’Europa di mantenere una base manifatturiera forte e competitiva”.

Nelle osservazioni trasmesse alla Commissione Europea, l’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico chiede che la revisione dei benchmark tenga conto delle effettive condizioni operative del settore, della necessità di prevenire fenomeni di carbon leakage (il trasferimento delle emissioni verso una regione con condizioni di produzione meno rigide) e dell’impatto economico e occupazionale che tali decisioni possono generare sui territori industriali europei.

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