Il settore della ceramica tocca quota 7,5 miliardi di euro di fatturato, ma al contempo si registra un calo del 16% negli investimenti per il comparto delle piastrelle. Questa mattina nella sede di Confindustria Ceramica sono state presentate le indagini statistiche per il 2025 delle imprese attive nella produzione di piastrelle e lastre, ceramica sanitaria, porcellana e stoviglieria, materiali refrattari, ceramica tecnica e laterizi. Un settore che complessivamente conta 242 aziende in Italia, 25.550 addetti diretti ed un fatturato nel 2025 di quasi 7,5 miliardi di euro.
Nello specifico, nel 2025 in Italia sono stati prodotti 390,9 milioni di metri quadrati (+5,7%) di piastrelle di ceramica. Il fatturato totale delle aziende italiane di piastrelle supera i 6,0 miliardi di euro (-0,4%), derivanti per 5 miliardi dalle esportazioni (-0,1%; quota del 82% sul fatturato) e per 1,0 miliardo di euro da vendite in Italia. Gli investimenti raggiungono 321 milioni di euro, in calo del 16%, pari al 5,3% del fatturato. Sugli investimenti, infatti, pesano gli aumenti del costo dell’energia e gli ETS.
La ceramica sanitaria registra una produzione pari a 3,1 milioni di pezzi. Il fatturato è di 415 milioni di euro, con vendite sui diversi mercati esteri per circa 165 milioni di euro (40% del totale).
Per l’industria dei materiali refrattari il fatturato totale registra un -6% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 326 milioni di euro. Fatturato che deriva da vendite sul territorio nazionale per oltre 152 milioni di euro, con esportazioni pari a 173 milioni.
Nel 2025 il settore dei laterizi ha registrato un fatturato di 650 milioni di euro, principalmente realizzato sul mercato italiano. La produzione totale ammonta a 4,0 milioni di tonnellate.
Infine, il settore delle stoviglie in ceramica presenta un fatturato 2025 pari a 60 milioni di euro (+4%), il 62% realizzato in Italia.
“A luglio la Commissione europea presenterà la revisione complessiva della direttiva ETS che ridiscute l’intero impianto del sistema – ha detto il presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi -. Insieme a Confindustria ed ad altre associazioni imprenditoriali soggette all’ETS abbiamo commissionato all’Università Bicocca di Milano uno studio che mostra, almeno per il settore manifatturiero, come l’ETS rischi di essere diventato non uno strumento di decarbonizzazione, ma una macchina di distruzione del valore industriale europeo. Produzione che si sposta altrove, emissioni che rimangono uguali nel mondo ma escono dalla nostra contabilità, e comunità industriali – come la nostra – che pagano il prezzo più alto”.